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PENTAGRAMMA n° 4 ANNO 2001 |
Dalla
maledizione alla liberazione
Il personaggio di Faust accompagna gli occidentali
sin dall’epoca romana. Attraverso i secoli, le diverse varianti del suo
dramma hanno indicato loro l’origine e il fine dell’esistenza.
Alcuni
fatti della vita di Faust risalgono all’epoca dell’imperatore Augusto e
rimandano a una conoscenza sottile dei misteri umani. Il pastore Faustulus -
il cui nome (diminutivo di Faustus) significa “felice”, “dotato” -
trovò una lupa intenta ad allattare due gemellini: essi erano andati alla
deriva sulle acque del Tevere dentro una cesta, si erano poi arenati nei
pressi della tana dell’animale che li aveva adottati come cuccioli propri.
Faustulus li tenne con sé. I gemelli Romolo e Remo furono abbandonati alla
deriva benché figli di re ed eredi di un trono. Dopo aver ristabilito
nuovamente il nonno sul suo trono, fondarono due città nello stesso luogo in
cui si trovava la tana della lupa.
Romolo rappresenta la
personalità umana e il re completamente orientato sulle cose terrene. Uccide
il fratello e dà il proprio nome alla nuova città. Remo - che significa
“timone”, attributo di Saturno - viene ucciso per aver varcato con un
salto le mura della città del fratello. Nei Misteri, Remo-Saturno sopravvive
come un re divino che non è di questo mondo. L’inizio della storia romana
preannuncia simbolicamente il carattere dei suoi futuri sovrani. Infatti, gli
imperatori di Roma coltiveranno sempre l’illusione di essere “Cesari”,
delle personalità divinizzate. Sullo sfondo si evidenzia quindi l’idea del
terrestre e del celeste: dualismo simboleggiato dalla croce il cui braccio
orizzontale rappresenta il terrestre e quello verticale il celeste.
Il dio Fauno e Faust
Il nome dell’antico dio
romano Fauno deriva, come quello di Faust, dal latino “favere” e significa
“favorito dagli dei”, “felice”. Fauno, figlio di Marte e nipote di
Saturno, è un dio simile al greco Pan e ai Satiri. È interessante notare la
somiglianza di Fauno con il diavolo di cui ha la forma umana, le corna, la
coda e i piedi biforcuti, nonostante l’idea del diavolo non abbia nulla a
che vedere con la mitologia. Il fauno, in realtà, è generalmente una
manifestazione divina, per questo fu collegato a Remo: ambedue simboleggiano
il divino nel mondo. Non si può escludere che la Chiesa in crescita abbia
fatto passare per satanici gli antichi Misteri romani.
Faustus, il vescovo manicheo
Un’altra importante
figura di nome Faustus è il vescovo manicheo di Mileva, città tunisina. Egli
scrisse un libro sugli errori e le deviazioni della Chiesa tanto che Agostino,
uno dei Padri, ne respinse le argomentazioni con l’opera Contra
Faustum, Libri XXX. Agostino era stato allievo dei Manichei per una
dozzina d’anni e, poiché gli scritti manichei erano andati distrutti, fu a
lungo l’unica, sospetta, fonte d’informazioni sul Manicheismo. In seguito,
le importanti scoperte di Turfan, lungo la Via della Seta, e quelle egiziane (cfr.
Pentagramma 1-00) ne fornirono un’immagine completamente diversa. Agostino
riduce Faustus di Mileva a un essere diabolico, paragona “l’Insegnamento
della Luce” di Mani alle “tenebre dell’idolatria” e condanna la sete
di conoscenza degli gnostici. Questa presentazione intenzionalmente deformata
prosperò a lungo, tanto che ancora oggi “manicheo” sta per “eretico”.
La verità fu alterata e, sotto l’influenza delle autorità, questo
cercatore di Dio divenne un demone.
Il faust dei tempi moderni
L’Europa conosce il mito
di Faust da cinque secoli, sebbene il tema della lotta umana contro gli
elementi per l’affermazione della sua potenza sia precedente e si sia
trasformato nel tempo. Il poeta inglese rinascimentale Christopher Marlowe
(1564-1593) ci ha lasciato un Faust tiranno. Calderòn de la Barca, poeta
drammaturgo spagnolo (1600-1681), ce lo descrive invece come un cavaliere e un
pensatore nel suo Lo stregone miracoloso. Per Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel
della letteratura, Faust era un raffinato musicista. Goethe (Urfaust
1775; primo Faust 1808, secondo Faust
1832) lo rappresenta come uno scienziato che si ribella, indignato dal fatto
di essere soltanto un uomo. L’approfondimento e il rilievo dati -
nell’ultima opera - alla vita di Faust offrono al cercatore di verità
l’occasione di riconoscere in essa le proprie esperienze. Il Faust di Goethe ha influenzato il pensiero dell’Europa
occidentale.
Il primo Faust
è un lavoro teatrale il cui tema è tratto da La storia del Dottor Johann
Faustus, di Johann Spies, opera comparsa a Berlino nel 1587 e allora molto
in voga. Goethe vi aggiunge dati autobiografici di profondo significato. Il
secondo Faust vede la luce solo 24
anni dopo: in esso l’atmosfera è del tutto mutata e pone un enigma quasi
insolubile. Alcuni hanno considerano il primo Faust come una sorta di antico testamento della vita di Goethe e il
secondo come un nuovo testamento. In Faust
ed Hermes, lo studioso olandese Gilles Quispel scrive “Goethe vede unicamente Sophia. Dopo un’incubazione di 62 anni, grazie
alla Gnosi e all’Ermetismo, egli scopre in Dio una quarta dimensione”.
Le interpretazioni
dell’opera sono generalmente commenti sullo stile. La nostra intenzione non
è di commentare semplicemente gli scritti del grande poeta tedesco, ma di
utilizzare con riconoscenza la sua raffigurazione viva e toccante della vita
del cercatore. Faust, infatti, incarna innegabilmente il cercatore di verità,
l’uomo che smuove cielo e terra pur di avere una risposta alle sue domande
più intime. Ciò fa sì che la tragedia trascenda i confini strettamente
linguistici, stilistici e letterari e, al di là di essi, imprima il suo
sigillo sul pensiero europeo.
Nella prima parte del
dramma, Faust riceve la sua missione, poi lotta per acquisire comprensione e
conoscenza; conclude un patto con Mefistofele, il nemico interiore, e
s’innamora di Margherita. La prima rappresentazione si tenne nel 1829 a
Brunswick, tre anni prima della morte di Goethe. Egli lavorò per tutta la
vita al secondo Faust, fino a un anno prima della sua morte, ma soltanto dopo 23
anni si tenne la prima rappresentazione ad Amburgo. La seconda stesura è
molto più ampia e complessa della prima.
Come dicevamo, Faust era
comparso nel 1587 con il titolo La
storia del Dottor Johann Faustus, un libro scritto per propagandare il
protestantesimo e dove Lutero è l’esorcista per eccellenza. Ai visitatori
del Wartburg - il luogo in cui Lutero tradusse la Bibbia in lingua tedesca -
si mostra sempre una macchia sul muro causata dall’inchiostro da lui gettato
su un’apparizione diabolica.
Faust, come Lutero, è di
provenienza umile e riceve l’aiuto di un ricco parente fino al momento di
compiere gli studi a Wittenberg. Non si accontenta del Nuovo Testamento e
delle coeve spiegazioni teologiche, ma si mette a studiare direttamente i
manoscritti caldei, persiani, arabi e greci finendo con l’essere preso per
pazzo dai detrattori.
Secondo i fautori
dell’ortodossia religiosa, il suo cammino può portarlo soltanto a
concludere un patto col demonio, con Mefistofele, il nemico della luce.
Questa Storia
consta di tre parti. Nella prima, si raccontano la nascita e gli studi di
Faust che, abbandonate le ricerche teologiche, diventa medico, astrologo e
matematico, inoltre fa un patto col diavolo da cui ottiene risposte su
Lucifero e sull’inferno.
La seconda parte descrive
le sue avventure e tratta di astrologia e astronomia. Faust e Mefistofele
visitano l’inferno, le stelle, i regni, le città importanti e i paesi
lontani. La terza parte, infine, verte sulla magia nera e sulla morte.
Il mito di Faust
Il mito di Faust riprende
numerosi elementi delle leggende degli dei e degli eroi germanici; non
sorprende, perciò, che un tale personaggio sia considerato da secoli un eroe
popolare. Re ed eroi erano animati da una forza divina che diffondevano nel
mondo come servitori degli dei. Quando la Chiesa cristiana si introdusse con
la forza nei paesi di lingua germanica, ridusse i personaggi mitici a demoni
da cui è bene stare lontani. Si inculcò così la paura del diavolo. La
gente, però, volle continuare a vedere nel suo Faust un grande e profondo
spirito, non uno scellerato. Lessing diceva che la Germania ne era innamorata.
Essa lo ammirava non per la sua alleanza con il male, ma per le ragioni che lo
avevano spinto a farla: penetrare i misteri della vita e, come un antico eroe,
sacrificare se stesso al proprio dio.
Faust in Inghilterra
La storia del Faust tedesco
giunse anche nell’Inghilterra protestante dove Christopher Marlowe
(1564-1593) scrisse Tragicall Historie
of Doctor Faustus, la storia di uno scienziato che vuole oltrepassare i
limiti impostigli dalle autorità. È un uomo del Rinascimento, le cui
investigazioni sono nobili esempi da seguire. Anch’egli corre verso la
perdizione, ma durante la sua caduta il Coro deplora: «Spezzato è il ramo
che poteva crescere dritto e bruciata la corona di Apollo a cui si era unito
quest’uomo.»
Può essere interessante
notare che questo lavoro teatrale non riscosse consensi sulle scene tedesche,
dove fu rappresentato fin dal 1597, perché la diffusissima Storia
di Spies dettava legge in materia. Il Faust
di Marlowe venne infine rappresentato in un teatro di marionette e, in tale
versione, il giovane Goethe poté vederlo.
Ogni uomo - che lo voglia o
no - soffre per natura del patto concluso con Mefistofele. Goethe seppe
salvare Faust dalla dannazione, sottraendolo alle conseguenze del patto e
offrendogli la visione di un nuovo futuro. Non si può chiamare “peccato”
la sete di conoscenza dell’uomo terrestre, poiché è un’espressione del
suo desiderio di assoluto.
La storia del Faust
descrive come l’uomo tenti di soddisfare questo desiderio cercando di
acquisire conoscenza e potere terreni. Durante tale processo giunge il momento
in cui può scegliere la via che porta alla vita superiore. Faust
sceglie questa via così diversa da quella dell’uomo ordinario che segue
docilmente il suo destino terrestre. Lotta per allontanarsi dalla linea
orizzontale cercando di raggiungere l’assoluto.
Chi non conosce tale desiderio rifiuta la via
ascendente poiché porta al confronto con l’avversario: Mefistofele si
manifesta non appena si imbocca il cammino che conduce a Dio.
L’incontro con Satana è un simbolo spirituale,
poiché Satana è l’incertezza, è il seminatore di discordia che fa
dubitare di aver veramente trovato la verità. Il Creatore mostra le sue opere
e fa provare la forza dell’avversario all’uomo terrestre affinché si
risvegli in lui il desiderio della Luce.
Quando Faust - dopo tutti gli errori commessi -
giunge alla fine dell’esistenza, il suo elemento immortale viene liberato.
Lascia questo mondo come Dottor Mariano: “dottore” significa istruttore,
colui che accresce la conoscenza negli altri. Il nome “Mariano” indica che
il suo compito è servire la santa “prima materia” che sgorga dalla
Sorgente divina.
Il Faust di
Goethe si pone perciò su un gradino superiore della scala evolutiva. Nel
nadir della sua vita egli passa dalla maledizione alla liberazione, da un
inconsapevole stato di servitore del divino a quello di servitore cosciente di
Dio e dell’umanità.
Da dove proviene il nome satana?
Deriva dall’ebraico “hasatan” che significa
“avversario”. Nell’Antico Testamento lo si utilizza per designare i
nemici di Dio o d’Israele, ma riguardo al diavolo non vi sono riferimenti
diretti al concetto di “male”. Soltanto con la comparsa del Nuovo
Testamento - raccolta di scritti risalenti al primo Cristianesimo - hasatan
prende il significato attuale. Prima si trattava di un angelo privato della
grazia divina che, insieme con altri angeli ribelli, fu cacciato dal cielo
dall’arcangelo Michele. Giovanni ha basato la sua narrazione sul Libro di
Enoch, uno dei testi dei primi cristiani. Siccome Satana vi veniva considerato
come il principale nemico di Dio, i cristiani ne fecero la radice stessa del
male. La parola diavolo viene dal greco “diabolos” l’accusatore o il
calunniatore. I termini diavolo e satana non alludevano necessariamente al
male. L’idea della tentazione, del tradimento e del male poté nascere solo
con l’interpretazione cristiana del racconto biblico di Adamo, di Eva e del
serpente.
Non sorprende, quindi, che i cristiani abbiano
perseguitato i manichei e più tardi i catari: essi insegnavano che bene e
male sono incisi nell’uomo stesso come due rami di uno stesso albero, e
potevano decidere con quale dei due identificarsi. La chiesa cristiana travestì
Satana da serpente e gli diede una parte da svolgere nella storia di Adamo e
di Eva, mentre nella Genesi non si fa menzione di questo collegamento. Il
cristianesimo, tuttavia, considera il serpente come un inviato di Satana o
come Satana stesso.
L’immagine di Satana compare in Isaia 14: 12 con la
caduta “dell’astro brillante, figlio dell’Aurora”, (Venere) il cui
nome latino è Lucifero, il portatore di luce, che appare nella Vulgata di san Gerolamo, la Bibbia del IV secolo, e nel Paradiso
perduto di Milton, 1300 anni dopo. È il “Maligno” che reclama le
anime di quanti non sono obbedienti alla Chiesa. Essa aveva tutto
l’interesse a far credere che Satana esistesse dall’inizio dei tempi.
L’unico problema è che la Genesi non ne parla affatto.