Rosacroce

Magia

Strappare il sapere agli spiriti

Una scienza naturale per comprendere

il funzionamento dell’universo

 

A partire da innumerevoli fonti antiche (egizio, mesopotamico, persiano, ebraico e, infine, cristiano) prende forma una magia in lingua greca, il cui più alto comandamento consiste nel riconoscimento della correlazione tra l’alto e il basso – come esempio più significativo citeremo qui Apollonio di Tiana. Chi sia in grado di comprendere i processi che hanno luogo nel cosmo – questa l’idea di base – sarà anche in grado di influenzarli. Da questo punto di vista diviene chiaro – anche secondo le odierne concezioni – perché la magia venisse considerata una scienza in senso proprio. Come ogni altro ramo della scienza, anche la magia penetrò nella cultura araba come parte della filosofia, trovando in quell’ambito nuovi sviluppi. È poi dalla letteratura araba che nel Medioevo l’occidente latino venne a conoscenza della magia degli antichi: vennero tradotti scritti magici come il Picatrix (il fine dei saggi) e se ne scrissero altri a partire da essi, diffusi sotto i nomi di Raziel, Adamo, Salomone o Ermete. Se davvero tutto il mondo (come sostenuto da Ermete nell’Asclepius) è popolato di angeli e demoni, si può ricorrere alla magia senza alcuna remora, poiché la magia altro non è che l’arte di soggiogare gli spiriti ottenendone conoscenza, salute e potere. La demonizzazione dei maghi e la loro persecuzione da parte della Chiesa, ottenne quasi ovunque il risultato di scuotere alle fondamenta questa scomoda antagonista della religione. Solo il Rinascimento con il suo entusiasmo per l’ermetismo e il platonismo riportò la magia dagli oscuri meandri in cui era relegata alla luce del giorno. Sul terreno attorno a Marsilio Ficino sorgono i presupposti di ciò che per secoli si sarebbe inteso con il termine di magia. Di fronte ad un insegnamento che si allontanava così radicalmente dai presupposti delle dottrine aristoteliche come la magia ermetica non potevano mancare i conflitti con la Chiesa. È così che qualche mago finisce per pagare la sua sete di conoscenza con il carcere e con la vita – come Giordano Bruno.


 

Alchimia
Una scienza che trasforma ogni cosa

 

È difficile dire in poche parole che cosa sia l’alchimia, tanto più che nei suoi 2000 anni di storia essa ha subito non poche trasformazioni. In realtà ‘trasformazione’ è ciò che più si avvicina ad una definizione – l’alchimia è la scienza della trasformazione. Essa si interroga principalmente sui processi, si tratti di processi inerenti all’uomo o alla natura. Il più alto scopo dell’alchimia è appunto comprendere questi processi e utilizzarli a vantaggio dell’uomo. Si tratta dunque sempre di trasformazioni verso il meglio, si tratti di trasformare piombo in oro o di trasformare l’uomo in dio. Nel 1330 Pietro Bono da Ferrara definì il lavoro dell’alchimista ‘ricerca di ciò che non c’è ancora’. I più antichi testi di alchimia a noi pervenuti affondano le radici nell’antichità e sono redatti in lingua greca, sebbene spesso siano stati composti in terra egizia. Gli scritti si conservano in poche copie bizantine del X-XI secolo, la più famosa delle quali è costituita dal Codex Marcianus  gr. 299 (Biblioteca Marciana, Venezia). Con l’espansione dell’Islam anche l’alchimia, insieme al resto della letteratura greca, giunse in mani arabe, e fece, in quel contesto, decisivi passi avanti. L’Europa latina venne a conoscenza dell’alchima solo nel XII secolo grazie alle traduzioni dall’arabo realizzate in Spagna e in Sicilia. La nuova scienza si diffuse come un incendio, nacquero manuali e apologie, perché, di pari passo con la sua diffusione, l’alchimia vide aumentare anche il numero dei suoi oppositori.

Nel XIV e XV secolo vengono composti nuovi testi che si connotano espressamente come alchimia europea, e, per la prima volta, si incontrano opere in volgare. Sulla scia di Paracelso l’alchimia diviene campo di battaglia di concezioni della scienza e del sapere diverse e inconciliabili tra loro, aprendo la strada ad una nuova medicina. Prima di essere accantonata in epoca illuminista perché ritenuta superata, la ricerca alchemica produce ancora raccolte monumentali e innumerevoli traduzioni di tutti gli antichi testi della sua tradizione.


La filosofia ermetica

Rivelazione cristiana o pagana eresia?

Già a partire dall’antichità Ermete Trismegisto è considerato un antichissimo saggio, per lo più di origine egiziana, i cui scritti custodiscono la vera conoscenza riguardo all’origine del mondo, una conoscenza che resta valida anche dopo la rivelazione cristiana. Mentre per tutta l’antichità Ermete resta onnipresente negli ambienti di lingua greca, la sua filosofia scompare dal panorama dell’occidente latino. Le sue dottrine prendono, al contrario, sempre più piede nel mondo arabo, tanto che i sabei di Harran riconoscono dichiaratamente nei suoi scritti un a religione del Libro (intesa a contrastare la pressione dell’Islam). Il sapere ermetico si diffonde nel mondo islamico medievale e gli scritti ermetici si moltiplicano. Ermete il filosofo approda in Europa in abiti arabi e autore di opere astrologiche, alchemiche e magiche. In latino sopravvive, quasi per miracolo, solo l’Asclepius, che tra il XII e il XV secolo esercita però ancora un forte influsso sulla filosofia e sulla mistica. La filosofia ermetica prorompe però in occidente, non ultimo, grazie alla caduta di Costantinopoli. Bessarione fa portare in occidente gli scritti che costituiscono l’eredità collettiva della cultura greca – tra questi anche gli scritti ermetici. Due codici contenti il Corpus Hermeticum intraprendono il loro viaggio alla volta di Firenze. Uno di essi è destinato a Bessarione, dell’altro entra in possesso Cosimo de’ Medici, che lo affida a Ficino perché lo traduca. Nel 1563 la traduzione del Ficino è conclusa. Qualche mese più tardi è pronta anche la versione in volgare del Benci. Nel 1569 viene stampato a Roma l’Asclepius. Nel 1571 vede la luce a Treviso l’editio princeps del Pimander. Da quel momento in poi le edizioni si susseguono una dopo l’altra, e a Venezia in particolare. L’effetto onda causato dal diffondersi degli scritti ermetici nella cultura occidentale assume le dimensioni di un fenomeno che possiamo dire epocale. L’Europa, l’occidente cristiano si trova improvvisamente confrontato con una seconda rivelazione divina, antica quanto la Bibbia e più chiara ancora della Bibbia. Per alcuni questa seconda rivelazione costituisce una conferma delle verità scritturali. Per menti più acute il Corpus Hermeticum costituisce invece un fertile terreno per speculazioni filosofiche e teologiche di più ampio respiro, non sempre conciliabili con la tradizione cristiana. Un esempio classico è quello di Giordano Bruno, che definì ‘religione’ la magia divina degli egizi: ‘la buona religione andata in declino quando il cristianesimo la distrusse, la mise al bando con le sue leggi, e la rimpiazzò con il culto delle cose morte, con assurdi riti, con una condotta poco morale e con una guerra senza fine.’


Chronologia ‘Ermetica’

‘Hermetic’ Chronology

 

 

Antichità

 

Thot (Ermete) fa la sua comparsa nei testi piramidici

–2400–2000

Thot è Signore della Sapienza e inventore della scrittura

–2000–1000

Il Thot egizio si trasforma nell’Ermete greco

–1000–332

Thot due voltegrande’

–570

A partire dall’epoca dei Tolomei si parla di Thot/Ermete tre volte grande’, da cui deriva il Trismegistus dell’età romana

–240–0

 

Tarda antichità

 

Probabile stesura in greco degli Hermetica filosofici (Corpus Hermeticum). Alcuni testi astrologici e magici sembrano però essere precedenti.

1–200

Data di composizione dei più antichi testi alchemici greci. Compone le sue opere Zosimo, il primo alchimista storicamente collocabile.

150–300

Lattanzio fa di Ermete un profeta del cristianesimo.

310

Agostino condanna Ermete dichiarandolo ‘portavoce del demonio’.

413–423

Quodvultdeus, vescovo di Cartagine, recupera Ermete al servizio dell’apologetica cristiana.

430–440

 

Medioevo

 

I Sabei di Harran innalzano gli scritti di Ermete a testo sacro, al fine di trovare spazio in ambito islamico come religione del Libro. A quest’epoca risale la maggior parte degli scritti ermetici in lingua araba.

750–1020

A Costantinopoli Michele Psello entra in possesso di un esempleare del Corpus Hermeticum e lo annota. Da questo codice deriva la maggior parte dei manoscritti che ancor oggi conserviamo.

1050–1080

Prime traduzioni dall’arabo in latino di testi filosofici, magici e alchemici attribuiti a Ermete. Ugo di Santalla traduce per la prima volta la Tabula smaragdina di Ermete.

1135–1150

L’occidente latino riscopre l’Asclepius. Ermete gioca un ruolo di primo piano nella rinascita del XII secolo. Libro dei XXIV filosofi.

1040–1200

Guillaume d’Auvergne, vescovo di Parigi, condanna l’Asclepius e gli scritti ermetici magichi.

1228–1236

Seconda versione della Tabula smaragdina nel Secretum secretorum. Terza versione –‘vulgata’ – nel De alchemia Hermetis.

1230–1250

Fioritura della magia ermetica in occidente. Picatrix. Sefer Raziel. Collezionisti: Alfonso X el Sabio; Richard de Fournival. Prima bibliografia della magia: lo Speculum astronomiae di Alberto Magno.

1250–1280

Diffusione dell’alchimia ed astrologia ermetica

1300–1420

 


 

Rinascimento

 

Nicolò Cusano rivaluta l’Asclepius.

1428–1464

Gemisto Pletone a Firenze. Incontro con Cosimo de’ Medici. Bessarione, vescovo bizantino di Nicea, viene ordinato cardinale della Chiesa di Roma. A partire dal 1440 si stabilisce a Roma.

1439–1440

Bessarione acquista a Firenze un codice greco del Corpus Hermeticum (giugno 1458). Circa un anno più tardi Cosimo de’ Medici entra in possesso di un secondo codice, proveniente dalla Macedonia.

1458–1460

Cosimo de’ Medici commissiona a Marsilio Ficino la traduzione in latino del Corpus Hermeticum = Pimander. Tommaso Benci completa il volgarizzamento della versione ficiniana.

1463

Bessarione dona la sua biblioteca alla Repubblica di Venezia. Quella di San Marco diviene così la più ricca collezione di testi greci dell’epoca.

1468

A Roma prima edizione a stampa dell’Asclepius, inserito all’interno dell’Opera di Apuleio, con un elogio del Bessarione da parte del curatore, G.A. Bussi.

1469

Editio princeps, a Treviso, del Pimander nella versione del Ficino.

1471

A Venezia il Pimander viene stampato altre tre volte

1481–1493

Ludovico Lazzarelli traduce i trattati XVI–XVIII del Corpus Hermeticum intitolandoli Definitiones Asclepii ad regem Ammonem.

ca. 1490

Le Definitiones Asclepii nella versione del Lazzarelli vengono stampate per la prima volta a Lione da Symphorien Champier.

1507

Ultime edizioni latine del Pimander e dell’Asclepius stampate in Italia: Venezia, Aldo, 1516 e Quarengi, 1517

1516–1517

Viene stampato il De harmonia mundi di Francesco Giorgio (Zorzi), destinato a influenzare l’ermetismo successivo come nessun altro libro prima..

1525

Editio princeps, a Venezia, dei libri III–IV dell’Anthologium di Stobeo. Nel 1543 Konrad Gessner pubblica l’opera a Zurigo con una traduzione latina.

1536

Agostino Steuco, bibliotecario della Vaticana, fa stampare a Lione il suo De philosophia perenni: vi compaiono per la prima volta citazioni greche dal Pimander, accompagnate da una nuova traduzione.

1540

Il 24 settembre muore a Salisburgo Teofrasto Paracelso. I suoi seguaci lo onorano come ‘Trismegistus Germanus’ e formulano la dottrina del paracelsismo ermetico.

1541

 


Età moderna

 

Poco prima di morire, Sebastian Franck traduce in tedesco l’Asclepius e il Pimander.

1542

Pubblicato a Firenze per la prima volta il volgarizzamento del Pimander ad opera del Benci.

1548

Pubblicata a Parigi, per la prima volta, una traduzione francese del Pimander.

1549

Editio princeps, a Parigi, del testo greco del Corpus Hermeticum, ad opera di Turnèbe e di Vegetius.

1554

Ha inizio il ‘Paracelsan Revival’: la pubblicazione delle opere di Paracelso si moltiplica a Basel, Strasburgo, Colonia ...

1560

John Dee, padrone di una grande biblioteca ermetica, pubblica la Monas Hieroglyphica, destinata ad avere un largo e duraturo influsso sull’ermetismo.

1564

La Magia e le sue tre figlie: Teologia, Astrologia, Medicina. Il De tribus facultatibus di Alexander von Suchten.

1564-1575

Il danese Pietro Severino, primo medico spagirico a Venezia, espone scientificamente la dottrina di Paracelso: Idea Medicinae Philosophicae.

1571

Tommaso Erasto, professore di medicina, combatte la dottrina di Paracelso e pretende la pena di morte per i suoi seguaci.

1571-1573

Viene pubblicato l’Arbatel, il primo manuale europeo di magia bianca.

1575

L’autore del Theatrum vitae humanae, Theodor Zwinger, commenta l’opera di Ippocrate e si converte al paracelsismo.

1579

Ermete al servizio dell’apologetica cattolica e protestante: Foix de Candale e Philippe Du Plessis Mornay

1579–1581

Johann Arndt compone la sua prima opera teosofica: De antiqua philosophia et divina veterum Magorum sapientia recuperanda

1580-1582

Papa Sisto V pubblica una Bolla contro i maghi e la magia. Si fa però celebrare come Trismegisto sugli obelischi fatti rialzare a Roma.

1586-1589

Francesco Patrizi pubblica la sua Nova de Universis Philosophia e viene chiamato a Roma, come professore alla Sapienza. Un anno dopo viene arrestato a Venezia Giordano Bruno.

1591-1592

Heinrich Khunrath fa stampare ad Amburgo il più bel libro che l’ermetismo abbia mai prodotto: l’Amphitheatrum sapientiae aeternae

1595

A Roma viene messo al rogo Giordano Bruno.

1600

A Strasburgo L. Zetzner e eredi pubblicano la più ampia raccolta di testi alchemici conosciuta: il Theatrum chemicum. Tre le edizioni, ampliate di volta in volta.

1602-1661

Andrea Libavio, a torto considerato ‘padre della chimica moderna’ polemizza acerbamente contro paracelsisti e ermetici, ma non manca di copiare dai loro scritti.

1611–1615

Johann Valentin Andreae scrive la Chymische Hochzeit Christiani Rosenkreuz, cui acclude la Fama Fraternitatis e la Confessio della Confraternita dei Rosacroce.

1607-1608

Unicamente su base critico testuale, Isaac Casaubon proclama il Corpus Hermeticum una falsificazione dell’era cristiana.

1614

Vengono pubblicati gli scritti di Valentin Weigel.

1612-1618

Vanno alle stampe i Manifesti dei Rosacroce: Fama (1614), Confessio (1615) e Chymische Hochzeit (1616).

1614-1616

Acme del dibattito intorno ai Rosacroce: più di 300 gli scritti pubblicati pro e contro la Confraternita.

1614-1625

All’insaputa del suo autore, Johann Baptista Großschedel, viene pubblicato il Calendarium magicum.

1618

Giudizi ermetici a proposito di rosacrociani: M. Maier, R. Fludd, D. Mögling, H. Nollius.

1617-1618

Ermes e Mosè quasi compari: le storie parallele del mondo (Utriusque Cosmi historia) di R. Fludd.

1617-1618

Jacob Böhme compone la maggior parte dei suoi scritti.

1618-1624

Il Musaeum ermetico.

1625

Abraham von Franckenberg e la riscoperta di Giordano Bruno.

1635-1652

Il Gesuita Athanasius Kircher degrada l’ermetismo a semplice attrazione turistica.

1636–1680

Abraham van Beyerland: Traduzione del Corpus Hermeticum in olandese

1643

Hermann Conring attacca l’ermetismo per confutare Paracelso.

1649

W.Ch. Kriegsmann fa di Ermete un saggio dell’Antico Testamento e ne fa discendere la stirpe tedesca (Taut=Teutsch); ricostruisce inoltre una Tabula smaragdina ebraica.

1657

Alchimia e Ermetismo nei circoli intorno alla regina Cristina di Svezia: F.M. Santinelli, F. Gualdi.

1660-1670

Olaus Borrichius scrive una splendida apologia dell’ermetismo e dell’alchimia.

1667-1674

L’Inquisizione processa a Venezia Federico Gualdi.

1676

Nascita in Italia dei Fratelli dell’Aurea e rosa croce : Capitoli dei Fratelli dell’Aurea Croce ovvero dell’Aurea Rosa.

1678

Ralph Cudworth difende Ermete considerandolo un sapiente egiziano, in opposizione a Casaubon e a altri critici.

1678

E.D. Colberg fa i conti con paracelsisti, teosofi e Rosacroce nel suo Das platonisch-Hermetische Christenthum.

1690

La leggenda di Federico Gualdi. Da adepto di grande longevità (300 anni) a imperatore dei Rosacroce.

1700-1720

Dai ‘Capitoli’ italiani ai ‘Praecepta et Reguln der Fraternität’ di Sincerus Renatus (Samuel Richter): I Fratelli dell’Aurea e Rosa Croce tornano ad essere luterani e tedeschi.

1710–1714

Ulteriore sviluppo degli Statuti degli Aurei Rosacroce. Prima diffusione delle Geheime Figuren der Rosenkreuzer.

1720-1745

Hermann Fictuld e le sue creazioni: Società degli Aurei Rosacroce e Eredi die Cavalieri del Vello d’oro.

1747-1760

Conquista della Massoneria da parte degli Aurei Rosacroce: Germania, Svezia, Russia, Italia.

1760-1788

Repressione antimassonica a Venezia: confisca dei beni della Loggia dei liberi muratori e auto da fe di questi ultimi per ordine dell’Inquisizione di stato. Confutazione ufficiale della massoneria da parte del benedettino G.M. Pujati, Venezia, S. Occhi, 1787.

1785-1787

Ultimo manifesto ermetico dell’età illuminista: le Geheime Figuren der Rosenkreuzer vengono stampate ad Altona 1785-1788.

1785-1788

 

 

 


Tradizione ermetica e scienza moderna

La fede nel progresso contro il principio di autorità

 

 ‘La scoperta dell’ermetismo è stato il contributo più importante che la storiografia degli ultimi cinquanta anni ha apportato alla conoscenza della cultura umanistica e rinascimentale’. L’ermetismo era divenuto, una moda, cui si sono ispirati innumerevoli libri, tanto di alto che di basso livello. Fin dalla sua rinascita grazie all’opera di Gemisto Pletone, Bessarione e Ficino l’ermetismo venne giudicato, a seconda dei punti di vista, minaccia per la filosofia e teologia delle scuole, strutturalmente legate alla dottrina di Aristotele, o, viceversa, alternativa liberatoria contro una scienza assolutamente priva di attinenza con le cose reali. Fondamentalmente erano chiamate a confrontarsi sulle questioni riguardanti i confini della rivelazione e della scienza due prospettive diametralmente opposte e con diversi metodi di lavoro; venivano coinvolti nella discussione concetti come esperienza e autorità, ragione e ‘lumen naturale’ e, soprattutto, il concetto stesso di Natura. È probabilmente proprio in questo contesto che l’ermetismo ha offerto il suo più rilevante contributo alla formazione del pensiero moderno. La cosiddetta ‘rivoluzione scientifica’ – e su questo si è oggi tutti concordi – non è infatti scaturita dall’ermetismo, ma non sarebbe certo stata possibile senza la lunga e corrosiva opera di smantellamento, da parte di ermetici e paracelsisti soprattutto del centro Europa, di una scienza costruita sulle dottrine di Aristotele e Galeno ormai di ostacolo ad ogni possibile passo avanti. Mentre i conservatori di tutta Europa, cattolici o protestanti che fossero, dichiaravano impossibile qualunque passo avanti della scienza e consideravano la filosofia peripatetica rispondente addirittura all’ordine divino

 

‘Ordo Dei est Philosophia quae docetur in Gymnasiis, Scholis et Academiis [...] Dei donum est medicina dogmatica et aliae artes scientiaeque’ (Andrea Libavio, 1615)

 

gli ermetici e i paracelsisti non si stancavano di lottare per la libertà della ricerca:

 

‘Libertatem humani ingenii, Naturae Lumen, discernendi judicandique facultatem, homines hominibus eripere non debent, desiit enim Monarchia Graecorum’ (Oswald Croll, 1608)

 

e di credere nelle potenzialità dell’ingegno umano:

 

Aetas posterior priori amplius erudiendae lavoravit, et ipsae scientiae cum ingeniis crescunt; neque dubium, plura adhuc delitescere in Sapientiae et Naturae thesauris occlusa, sagacium hominum conatibus eruenda, quam quae nostris sensibus sunt pervia (Ibidem).

 

Poiché l’unico dio saggio e misericordioso in questi ultimi tempi ha riversato sull’umanità la sua misericordia e bontà con tanta dovizia, da permetterci di conseguire una conoscenza sempre maggiore e perfetta di suo figlio Gesú Cristo e della Natura, possiamo vantarci a buon diritto di vivere in un tempo felice, in cui Egli non solo ha rivelato quella metà del mondo fino ad ora a noi sconosciuta e celata e ci ha fatto conoscere molte meravigliose opere e creature della Natura mai viste prima, ma ha anche fatto nascere uomini di grande sapienza, che potrebbero in parte rinnovare e condurre a perfezione tutte le arti, ora contaminate e imperfette, cosicché l’uomo possa finalmente comprendere la sua nobiltà e perché sia chiamato microcosmus e quanto la sua conoscenza si estenda sulla natura (Fama Fraternitatis RC, 1614).

 


Bessarione e gli scritti ermetici

 

Quando nel 1453 Costantinopoli cadde in mano ai Turchi, Bessarione si assunse la responsabilità di salvaguardare per i posteri, almeno sul versante occidentale, il patrimonio letterario greco. Prese così a procacciarsi manoscritti. 

Tra le opere di cui egli raccolse diversi esemplari si incontra il Corpus Hermeticum in lingua greca; egli possedeva però anche una copia dell’Asclepius latino, che venne anzi dato alle stampe a Roma nel 1469 da un suo emissario. La versione latina del Corpus Hermeticum, portata a termine da Marsilio Ficino nel 1463 sotto il titolo di Pimander, venne pubblicata per la prima volta nel 1471 a Treviso, e poi spesso ristampata a Venezia. Bessarione collezionava anche scritti ermetici di astrologia, magia, iatromatematica e alchimia, tutti rappresentati dal Codex marcianus gr. 299, codice alchemico di grande notorietà, e da un esemplare delle Kyranides. Dal lascito di Bessarione ebbe origine la Biblioteca di San Marco, che nel corso del tempo si arricchì di scritti ermetici di diversa provenienza e redatti nelle lingue più disparate: troviamo qui esposto un altro esemplare delle Kyranides, copiato di mano di Johannes Abramios, accanto ad alcune raccolte alchemiche che presentano per lo più testi tradotti dall’arabo in latino, alcuni già noti, altri ancora in attesa di essere pubblicati. Ai più noti appartiene l’Aureum opusculum o Septem tractatus Hermetis, qui conservato ancora nella versione originale; quasi del tutto ignoti sono invece il Liber Hermetis de arte alchimiae, con il commento di Galienus Alphachin, e l’Expositio dictorum Aristotelis et Hermetis super secreta secretorum de mutatione naturae, contentente, per la prima volta, la versione ‘vulgata’ della Tabula Smaragdina di Ermete. In un altro manoscritto, i Secreta Hermetis, vengono discusse le corrispondenze tra metalli e pianeti. A rappresentare gli Hermetica arabi conservati presso la Biblioteca Marciana viene esposta una biografia di Ermete (abrégé dalla Storia degli Hermes), in cui si parla non solo delle tre diverse figure note sotto il nome di Ermete, ma anche dei suoi allievi, Asclepio, Ammone, Empedocle e Platone.


L’Ermetismo a Venezia e in Europa

 

L’ermetismo a Venezia è indissolubilmente legato al nome del francescano Francesco Giorgio, alias Zorzi: le sue due opere più note, il De Harmonia Mundi e i Problemata, erano destinate a divenire due degli scritti più influenti dell’ermetismo rinascimentale. Anche Agostino Steuco, che nel suo De perenni philosophia aveva pubblicato per la prima volta alcuni frammenti greci dal Corpus Hermeticum, aveva testimoniato a Venezia la sua predilezione per il saggio egiziano. E legati a Venezia erano del resto Arcangelo da Borgonovo e Giulio Camillo Delminio, ma anche il medico danese Peter Severinus, il primo medico paracelsista ad esercitare la professione nella città lagunare. A lui si deve l’adozione della terminologia ermetica all’interno del sistema medico paracelsiano. Anche John Dee soggiornò a Venezia poco prima della pubblicazione della sua Monas Hieroglyphica del 1564; così il basileese Theodor Zwinger, che in veste di segretario e precettore espose ad alcuni patrizi veneziani le opere di Aristotele e Galeno, prima di scoprire la vera grandezza di Paracelso; e Zefiriele Tommaso Bovio, di origine veronese, che può essere annoverato tra i primi seguaci di Paracelso in Italia; e, infine, Giordano Bruno, che, dopo il suo ritorno in Italia, trascorse a Venezia gli ultimi giorni di libertà, prima di essere arrestato dall’Inquisizione e trasferito a Roma. Con l’entrata in scena di Paracelso – e ancor più dopo il ‘Paracelsan revival’ degli anni ’60 – l’ermetismo ricevette, in particolare oltralpe, un nuovo impulso, scoprendo un nuovo spirito combattivo e, addirittura, una nuova lingua. Facendo leva sulla rivalutazione della magia , come in Suchten o nell’Arbatel; o sottolineando le contraddizioni interne dei loro rivali, come nel caso di Patrizi e Campanella; o, ancora, elevando l’esperienza diretta del ‘libro vivente della Natura’ a unico criterio di verità, come in Weigel, Arndt o Khunrath  – ermetici e paracelsisti presero a scuotere dalle fondamenta gli edifici di una scienza costruita sui rigidi pilastri dettati da Aristotele e Galeno e, per questo, di ostacolo a qualunque tipo di progresso. Ancor prima dei teologi o dell’Inquisizione, furono uomini di scienza come Erasto, Boissart e, più tardi, Libavio a rendersi conto del pericolo in tutta la sua portata e ad adoperarsi per l’annientamento degli avversari, facendo uso anche di argomenti teologici. 

 


 

 

L’Ermetismo del Nord

 

Nell’anno 1614 Isaac Casaubon distrusse il mito della remotissima antichità dei testi greci del Corpus Hermeticum con le armi della sua filologia critico-testuale; ma sferrò il suo attacco nel vuoto, perché per ermetici, teosofi e paracelsisti era di fatto del tutto irrilevante sapere quando Ermete fosse davvero vissuto o se egli fosse pagano o cristiano. L’unica cosa che contava veramente erano le sue dottrine, e queste si erano dimostrate molto efficaci nella lotta contro il monopolio esercitato dalla filosofia aristotelica (‘peripatetica Tyrannis’) nelle scuole, che inibivano ogni progresso sia della scienza sia della religione. O, per dirla nei termini che aprono la Fama Fraternitatis dei Rosacroce del 1614: ‘anstatt ein librum Naturae oder die Regeln aller Künste zu sammeln, bleibt man doch bey der alten Leyren und muß Bapst, Aristoteles und Galenus, ja was nur einem Codice gleich siehet, wider das helle offenbahre Liecht gelten’ (‘invece di comporre un libro della natura e regole per tutte le arti, essi cantano sempre la stessa canzone, si abbarbicano alle dottrine del papa, di Aristotele e di Galeno e a tutto quanto assomigli a un vecchio libro, e ciò contro la chiara e palese luce’). Parlare di ‘ermetici reazionari’ a proposito dei Rosacroce o di paracelsisti e teosofi come R. Fludd, D. Mögling  o M. Maier  ha dunque almeno tanto poco senso quanto definire in blocco ‘progressisti’ tutti coloro che all’ermetismo si opposero. E se eruditi ortodossi come Andrea Libavio, Hermann Conring o E. Daniel Colberg si schierarono contro Ermete Trismegisto, ciò avvenne solo allo scopo di indebolire il Paracelsismo, che appariva ai loro occhi la più grande eresia del secolo. Mentre nel Sud d’Europa Ermete diviene parte intergrante di un sapere ormai perduto, e viene degradato a semplice reperto museale, come mostra l’esempio di Athanasius Kircher, nel Nord-Europa la sua presenza tra Sei e Settecento si fa tanto vitale e influente da spingere l’ortodossia conservatrice ad intervenire continuamente contro quel ‘cristianesimo platonico-ermetico’, in cui riconosce l’origine di tutte le moderne sette, ‘paracelsisti, weigeliani, Rosacroce, böhmisti, pansofisti’ e, non ultimo, ‘libertini e atei’. Ciò avveniva certo non del tutto a torto, poiché non solo il nome, ma anche molte conquiste dell’‘Enlightenment’, dell’‘Aufklärung’ e dell’‘Illuminismo’ erano effettivamente già state anticipate da ermetici, entusiasti e illuminati, e ciò su scala molto più vasta di quanto ad alcuni storici del ‘siècle des lumières’ sia oggi gradito ammettere.


 

Dai Fratelli dell’Aurea Rosa fino alle

Figure segrete dei Rosacroce

 

 

Le Figure segrete dei Rosacroce, pubblicate ad Altona tra il 1785 e il 1788, sono oggi considerate l’ultimo manifesto ermetico d’epoca illuminista. La loro storia è strettamente legata alla nascita dei cosiddetti Fratelli dell’Aurea e Rosea Croce, le cui origini si suppone ancor oggi siano rintracciabili in Slesia. È appunto lì che vennero pubblicate nel 1710 le ‘Gesetze oder Reguln der Brüderschafft des göldnen Creutzes’ (‘Leggi ovvero Regole della Confraternita dell’aurea Croce’), ad opera di un pastore luterano, Samuel Richter (Sincerus Renatus). In un manoscritto del 1678 conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli è stato però ritrovata la versione originale in italiano di questo documento, dal titolo Osservationi inviolabili da osservarsi dalli fratelli dell’Aurea Croce o vero dell’Aurea Rosa precedenti la solita professione; presso l’Archivio di Stato di Venezia si conserva inoltre la documentazione relativa al processo istruito nel 1676 dall’Inquisizione contro Federico Gualdi, uno dei presunti fondatori della confraternita. È dunque un dato di fatto che l’Ordine degli Aurei Rosacroce sia un prodotto di importazione dall’Italia. Ciò spiega perché nelle Regole non venga fatto riferimento né a Christian Rosenkreuz, né alla sua confraternita, né, tantomeno, al suo programma di riforma, ma si parli invece della religione cattolica, di un imperatore, delle case dell’Ordine ad Ancona e Norimberga (più tardi anche ad Amburgo e Amsterdam) e dell’uso della pietra filosofale. I testi cui i fratelli italiani fanno riferimento non sono la Fama e la Confessio Fraternitatis, ma gli scritti pubblicati in raccolte alchemiche come il Musaeum Hermeticum del 1625.

È per questo che nelle ulteriori rielaborazioni tedesche degli statuti degli Aurei Rosacroce si perde ogni riferimento ai manifesti originari dei Rosacroce, risalenti al 1614-1616. Lo stesso accade per le prime diverse versioni delle Figure segrete dei Rosacroce, che riuniscono, per altro verso, tutti gli elementi della tradizione ermetica.


Una via per uscire da questo vicolo cieco ci viene indicata dal curatore di una Missivan den Orden des Goldenen und Rosenkreutzes risalente al 1783: egli rimanda infatti ai manifesti storici dei Rosacroce, elenca le incisioni a lui note delle Geheime Figuren  e fornisce un’accurata bibliografia di oltre 200 stampe e manoscritti rosacrociani dal 1614 al 1783. In tal modo Ermete viene nuovamente ricollegato a Rosenkreutz., la cui iscrizione sulla  fontana nelle Nozze Chimiche recita così:

 

 

 

Hermes princeps.

post tot illata

generi humano damna,

Dei consilio:

Artisque adminicvlo,

medicina salvbris factvs

 heic fluo

Bibat ex me qui potest: lauet, qui vult:

turbet qui audet:

bibite fratres et vivite

 

 

J.V. Andreae, 1616

(Chymische Hochzeit 1459)

 

principe Ermete.

 dopo le tante ferite

inflitte all’umanità,

per volere divino:

e con l’aiuto dell’arte

salutare medicina,

sgorgo qui,

Beva da me chi può: si lavi chi vuole:

le turbi (le mie acque) chi osa

Bevete fratelli, e vivete.

 

 

J.V. Andreae, 1616

(Le nozze Alchemiche 1459)

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