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Home Edizioni Pentagramma Malattia, grido di sconforto dell’anima
Malattia, grido di sconforto dell’anima 25.11.2008 PDF Stampa
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Nell’ armonia vivente tra la creatura e l’ambiente naturale in cui nasce e si sviluppa, la malattia rappresenta un ostacolo che interrompe la perfetta interazione tra energia e materia, voluta dalla manifestazione divina. 
Un ramo della medicina, la psicosomatica, ha evidenziato la stretta interrelazione esistente tra psiche e fisico. Ogni malattia riguarda infatti ogni aspetto della personalità, sia materiale che sottile. Essa riveste anche un utile ruolo regolatore, richiamando l’attenzione sulle perturbazioni più gravi e permettendo di ricercarne le cause profonde.

Possono essere così messi in luce problemi respinti verso gli strati profondi della coscienza:. Jan van Rijckenborgh, il fondatore della Rosacroce d’Oro, mette l’accento sul fatto che il subcosciente è il deposito delle esperienze non assimilate durante le varie incarnazioni del microcosmo. Rudiger Dalke, nel libro “Il significato della malattia”, afferma: ”la malattia è fame”. ..Possiamo dire che la malattia è fame di presa di coscienza. Gli strati della  coscienza non ancora sviluppati debbono evolvere a poco a poco, e ciò è realizzato dalle esperienze quotidiane positive e negative.

Nel corso di questo lungo e faticoso processo di crescita, e nella generale ignoranza di ciò che l’io deve fare con il proprio corpo, a volte  si raggiunge un limite che non viene riconosciuto ma viene oltrepassato. La disarmonia che ne consegue, che è la malattia,  investe tutti gli aspetti dell’essere umano..
Possiamo considerare la malattia come un tentativo di correzione,  una purificazione e una presa di coscienza, che obbliga l’uomo a riflettere e a rendersi conto della sua situazione. Reprimere tale segnale significa rimandare a più tardi la presa di coscienza: è come  rendere inattiva una spia di controllo, credendo di eliminare la causa del problema.. Tutti i grandi del passato hanno messo in guardia l’uomo da questo errore. Il comune invito è: “Uomo, conosci te stesso!”.

Per comprendere la malattia occorre avere una visione chiara dell’anatomia del corpo e dei processi energetici connessi con i suoi aspetti sottili. Occorre rispettare le esigenze di tutti questi aspetti e tenere conto del modo di percepire un problema da parte delle nostre diverse anime. Tra queste solo l’anima intuitiva è in grado di attingere alle dimensioni interiori impercettibili ai sensi. Essa è la sola che si connette  con l’emisfero destro del cervello. A questo livello si trova anche l’ingresso verso il mondo originale perduto.

In questo processo di conoscenza di sè l’uomo gravemente ammmalato si trova di fronte ad un bivio. Si tratta  anche di una sfida al suo avversario più antico e di una grande possibilità.  Egli sa a grandi linee che la causa della sua malattia corrisponde a un tentativo di correzione di un determinato errore da parte del microcosmo. Non è più solo un errore nella materia, governabile dalla materia, ma un errore iscritto sul cammino della rinascita.  Meister Eckhart scriveva:”La sofferenza è il destriero più veloce che porta alla realizzazione.”

Il bivio di fronte a cui si trova l’uomo attuale prevede, da un lato, di seguire il vecchio cammino dell’anima quadruplice naturale  o di  realizzare, dall’altro, il quinto aspetto, cioè l’acquisizione dell’abito dell’anima immortale. In questo istante così delicato sarà proprio l’anima intuitiva ad afferrare il comando della situazione.  Sarà questa anima che avrà la possibilità  di riappropriarsi degli impulsi divini,  per ricreare una nuova personalità dotata di una nuova saggezza. Questo avverrà a partire dalla scintilla di Spirito racchiusa nel cuore.

Nella misura in cui l’io naturale sarà in grado di mettersi in disparte, il vero essere immortale, prigioniero nella dualità, potrà emergere, crescere e farsi strada, riprendendo in mano il timone della vita.
Noncurante dell’iniziale ostilità della vecchia anima naturale, la nuova anima a buon diritto potrà utilizzare il vecchio strumento corporeo  per ristabilire una nuova interazione armonica tra questo e il campo di vita originale. La disarmonia verrà così trasmutata,  e l’intero sistema  ritroverà presto la dignità necessaria  per rientrare, quale pietra vivente, nel campo della creazione originale.

(Tratto da Pentagramma 1999 no.2)

 
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