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I sette canti dell’arcobaleno 07.09.2008 PDF Stampa

Catharose de Petri

Lo splendore dell’arcobaleno è dovuto alla rifrazione della luce del sole: questa è la dimostrazione che esso, dietro le nubi, continua a brillare in tutto il suo fulgore. Allo stesso modo, il cercatore che ha trovato il cammino scopre un diverso arcobaleno, risplendente dei sette colori dello spettro. È l’arco della promessa e compare quando il cercatore, dopo anni, è purificato al punto di scorgere l’avvenire verso cui lo spinge la propria aspirazione interiore. L’apparizione di questo arco della promessa è, generalmente, il segno di avvenimenti pros-simi che richiederanno attenzione ed estrema tenacia. L’arcobaleno appare per confortare l’umanità nei momenti di pericolo imminente.

IL DOPPIO ARCOBALENO

A volte, l’arco della promessa è doppio: richiama l’attenzione su una duplice vocazione e, perciò, chi è impegnato ad attraversare la notte ottiene un duplice conforto. Inoltre, l’arco racchiude – nei suoi co-lori – numerosi segreti magici e una saggezza universale. L’arco è, soprattutto, il segno evidente dell’esistenza di un settemplice logos terrestre, dei sette pianeti appartenenti allo stesso sistema della terra (negli antichi insegnamenti sono: Mercurio, Venere, Terra, Luna, Marte, Giove e Saturno). Per l’occhio spirituale, la radiazione dell’arcobaleno rappresenta quella dei sette pianeti, poiché ciascuno di essi esiste in sette distinti domini, e ciascuno di questi domini è vincolato alle proprie caratteristiche. L’ar-cobaleno spirituale richiama l’attenzione sul settemplice campo aurale, sui sette campi di vita e sul settemplice microcosmo umano. Nella sfera di vita ordinaria, i microcosmi sono totalmente disorganizzati e destrutturati. Inoltre, il settemplice arco di Luce agisce in modo triplice e settemplice: ogni colore ha una propria frequenza di vibrazione e produce un suono caratteristico. Prima esiste il suono, la parola; questo suono diviene Luce, cioè colore; il suono diventa una vibrazione, la vita. Nella parola, nella Luce e nella vita, percepiamo il triplice principio primordiale del cosmo universale. In questo senso, l’arcoba-leno spirituale è il vero simbolo della realtà del Tutto, della Manifestazione.

I SETTE CANTI DI FOHAT

sette canti dell’ar-cobaleno testimoniano che una forza universale guida l’umanità verso la realizzazione dei propri disegni. La Fraternità della Rosacroce d’Oro desidera trasmettere questi sette canti di Fohat ai cercatori. Fohat, il principio animatore che desta la vita in ogni atomo, rappresenta l’anello di congiunzione tra lo Spirito e la materia e, come tale, Fohat è il maestro costruttore del mondo visibile. Il primo arco della promessa richiama l’atten-zione del cercatore sul mondo puro in divenire, in cui viveva l’umanità originale e dove l’umani-tà terrestre – un giorno – dovrà tornare. È il mondo della nascita universale, della genesi dell’inizio. Il secondo arco attira lo sguardo spirituale sul mondo primordiale dell’essere assoluto, il mondo della Vita divina. Questi due arcobaleni, con il loro legame, offrono la chiave della rinascita dell’essere umano originale.
Cerchiamo di comprendere meglio l’appello alla rinascita. Nella sua saggezza, la Forza dell’Origi-ne ha previsto tutte le necessità di un microcosmo intento a edificare un campo aurale settemplice, cioè sette piccole sfere differenti. Nessuna di esse domina sulle altre, ma sono tutte in perfetta armonia reciproca. Vorremmo approfondire come sia possibile che ogni sfera sia diversa dalle altre, pur essendo sottoposte alle stesse forze. I sette suoni, le sette vibrazioni e i sette colori originari sono presenti in tutte le manifestazioni dell’universo; però, la forma e l’essenza di ciascuna manifestazione sono profondamente differenti. Non esistono due sfere identiche, come
– allo stesso modo – non esistono due esseriumani identici. Queste differenze si sviluppano perché in ogni mondo, in ogni sfera, dominano sempre un unico suono, un colore e una vibrazione. In ciascuna delle sette sfere microcosmiche si trovano i sette colori principali: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e violetto; tuttavia, in ogni campo di vita c’è sempre un colore dominante. In ogni dominio, il fondamento dell’esistenza è costituito da un colore.

I SETTE COLORI

u questa base, possiamo trarre le seguenti conclusioni: nel settemplice microcosmo c’è una parte che possiamo definire minerale, in cui si trovano tutti i materiali di cui esso ha bisogno per il proprio sviluppo. Qui pre-vale il colore rosso. Il secondo campo è quello vegetale. In esso opera-no le forze vitali chiamate prana, la respirazione vitale, dove il colore dominante è l’arancio. La combinazione dell’arancio con il rosso procura le giuste forze vitali e i relativi materiali da costruzione. Il terzo campo è quello ani-male, in cui si manifesta grande attività e grande concentrazione di energia dina-mica per garantire la realizzazione delle strutture. Il colore dominante è il giallo. Nel quarto campo, quello dello sviluppo e dell’evoluzione umani, il colore dominante è il verde. Il quinto dominio è quello in cui la coscienza raggiunge la comprensione del terzo livello, il più basso dello stato spirituale. Qui, per la prima volta, si manifesta quello che si è sviluppato. Il colore dominante è il blu. Nel sesto campo intravediamo il livello del secondo stato spirituale, in cui l’entità – diventando Spirito – prosegue il proprio sviluppo. Il colore dominante è l’indaco. Nel settimo si trova l’Uomo-dio nella sua perfetta integrità: il colore dominante è il violetto. Dunque, possiamo constatare che nel microcosmo si trovano quattro campi di evoluzione e tre campi di manifestazione. I nostri pensieri vanno al misterioso Tempio di Borobudur, a Giava, dove sono rappresentati i quattro campi di evoluzione sotto l’aspetto di quadrati; invece, i tre campi di manifestazione sono sotto forma di cerchi. Il maestoso Tempio del Cielo di Pechino, ci mostra i tre cerchi dei tre campi di manifestazione e i quattro domini di evoluzione sotto forma di quattro corridoi. Naturalmente, questi sette domini dovrebbero trovarsi in perfetta armonia e ciò è possibile sol-tanto quando lo spirito centrale può dirigere il sistema microcosmico per mezzo del settimo dominio, il dominio divino. Se lo spirito non segue il corso dello sviluppo inscritto nelle sue linee di Forza-Luce, ne deriva un’irrimediabile disarmonia.

Se il centro dell’attività direttrice si sposta nel terzo campo – dove è diretta dal subconscio e dove regna l’energia dinamica animale, come ac-cade sulla terra – la triplice spiritualità viene nascosta, come dietro a un velo. La genesi dell’u-manità originale viene turbata e si sviluppa una creazione animale in un settore che dovrebbe essere soltanto una sorgente di energia. Seguendo questo pensiero, diviene chiaro che la rinascita non riguarda soltanto l’essere umano come lo conosciamo, ma anche la perfetta armonizzazione di tutti i sette domini microcosmici. Tale rinascita inizia nel punto in cui si era originariamente verificata la perturbazione: nel terzo dominio, ossia il campo animale e umano. Da qui deve iniziare il ristabilimento dell’autentico essere umano settemplice. Perciò, le attività dominanti di questo terzo dominio dovrebbero affievolirsi; a questo riguardo, si parla sovente di una neutralizzazione cosciente – e spontanea – chiamata endura. Il cammino di ritorno verso la condizione di umanità autentica passa attraverso la rinascita degli aspetti relativi al quarto, quinto, sesto e settimo dominio, assicurando l’evolu-zione del nuovo essere vivente. Fino a questo momento, i quattro domini superiori svolgono delle funzioni automatiche, ecco perché si leva l’arco della promessa per apparire allo sguardo spirituale del cercatore

DA UN ORIZZONTE ALL’ALTRO

Dal momento in cui si compie il primo passo sul cammino, si possono udire i sette canti dell’arcobaleno, i cui colori ricordano l’arco della promessa. Questo arco di colori e di luce rende possibile il confronto tra lo spirito del cercatore e il prototipo dell’essere umano celeste, prova vivente che tutti i sette campi del microcosmo sono nuovamente in vita e in attività. Quando l’esse-re umano spirituale celeste irradia come un sole al centro del proprio sistema, tutti i colori brillano e risplendono in perfetta armonia. Il desiderio più elevato dell’essere umano è orientato a questa suprema evoluzione che gli fa percepire i canti di Fohat, mentre sul mondo si dispiega l’arco della promessa. Nutrire l’aspi-razione a raggiungere uno di questi aspetti spirituali non vuol dire che si verificherà realmente una interazione: questi aspetti si conquistano con difficoltà. Nondimeno, grazie al processo di evoluzione e alla necessaria dedizione, in auto-frammassoneria, l’arco della promessa può sorgere davanti al cercatore per sostenere la sua perseveranza, affinché prosegua il proprio cammino fino alla fine gloriosa. Tutto questo, evidentemente, ha molto più valore di un semplice sostegno mistico e conferisce nuova energia al corpo affaticato. L’esperienza insegna a molti pellegrini sul cammino che, a volte, le circostanze della vita si presentano molto tenebrose e senza uscita. Proprio dove l’oscu-rità è più profonda, è maggiore la possibilità di uscirne velocemente; nel corso dei secoli, molti cercatori spirituali hanno scoperto la vita nuova nei momenti critici e hanno udito i sette canti dell’arcobaleno. Squarciando le tenebre, agli occhi stupiti del cercatore apparirà – come per magia – il ponte, l’ar-co della promessa. Letteralmente, è proprio un ponte; infatti, l’arco dispiega la sua ricchezza di colori da un orizzonte all’altro: dal punto in cui ci si trova fino ai confini del nostro campo visivo!

 
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