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| La Gnosi Originale Egizia vol. 1 | 19.07.2008 |
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In questa oscurità v’era solo l’acqua della vita, il principio autonomo cosmico primordiale: Abraxas, cioè ” le proprietà dello spazio”. Appena iniziò il giorno della creazione, la Luce santa si elevò dall’oscurità, le proprietà del principio primordiale autonomo si liberarono e – dalla natura dell’oscurità – si separarono diverse forze naturali dette, da Ermete, dei o rettori. Nell’intero campo dello spazio ancora informe, divennero riconoscibili e visibili sette forze, sette raggi: i raggi dello Spirito Settemplice della manifestazione universale, attraverso i quali Dio, il Logos, è unito alla sua creazione e alle sue creature. Sotto l’influsso dei raggi della Luce settemplice nella loro illimitata molteplicità e multiformità, l’intera creazione si sviluppò in un sontuoso abito di colori e di forme, mentre l’universo – ordinato dal soffio della creazione – venne mantenuto in movimento per mezzo di un ciclo di radiazioni divine spirituali. Le potenze dei pianeti, gli spiriti planetari e i loro sistemi produssero – con la loro forza – quanto fu loro affidato. In questo modo, ad esempio, si svilupparono sul nostro pianeta i diversi regni naturali.
Nell’intera creazione, per quanto differenziata nella forma, si trovava racchiuso il seme della rinascita. In questa vita sviluppatasi ovunque, sorretta dalle universali radiazioni dello Spirito, ciò che si trovava nell’immenso giardino degli dei doveva risvegliarsi al principio dal quale una volta aveva avuto origine, cioè allo Spirito universale stesso. Così, dal grembo dell’eternità scaturirono anche le entità che un tempo, nel più autentico senso della parola, furono chiamate uomini. La parola “uomo” deriva da “manas”. La parola olandese “mens”, che significa uomo, deriva dal termine “manas”. Manas significa pensatore, conoscitore della verità e della saggezza divina, conoscitore dell’intero piano divino. Questi esseri, uomini del principio, furono incaricati di portare a compimento la legge divina nel vasto universo del settimo dominio cosmico: dovevano eseguire le opere divine, realizzare praticamente la conoscenza del piano divino con l’aiuto di ciò che la creazione degli dei della natura, dei rettori, aveva loro messo a disposizione. Nel “Giardino degli Dei”, tutto fu messo a disposizione degli uomini! Fu data loro la facoltà di riprodursi mediante la divisione dello Spirito e ciò significa: in quanto Dio da Dio, in quanto Spirito da Spirito. Così, l’intero universo del settimo dominio cosmico fu colmato di magnificenza. C’è una legge della natura, valida ovunque, che tiene tutto unito nel vasto universo, che riunisce tutte le molteplicità della creazione, delle forze e dei movimenti in un unico potere. Ci si può riferire a questa forza della natura come a una forza chiave: è un potere indicibilmente grande. Questa forza originale, questa legge fondamentale della creazione, viene designata nella mitologia come Nemesi: ciò significa che questa forza originale è, e rimane, invariabilmente la stessa, inoltre non può essere intaccata. Perciò, nel mondo del pensiero greco, Nemesi viene designata come la dea della giustizia vendicatrice che punisce tutti i vizi e perseguita ogni trasgressione. Un altro nome di questa forza primordiale è Karma: perciò è detta Karma-Nemesi. La forza originale del tutto è, in quanto principio, perfetta e immutabile. Nell’Insegnamento Universale viene detto: «Karma-Nemesi crea i popoli e i mortali; però, dopo la loro creazione, essi considerano Karma-Nemesi come una furia o come un angelo che ricompensa. In verità, è saggio chi venera Nemesi.» Questa forza originale della natura universale – nella sua indefettibile imperturbabilità – assicura in modo assoluto, in quanto Logos della natura, il grande piano di Dio. Lo Spirito divino irradia un piano nell’abisso e così, attraverso la forza dello Spirito, vengono risvegliate le forze della natura: il tutto si mette in movimento, si manifesta. Allora, si presenta l’organo di controllo, cioè Nemesi, che preserva in modo assoluto il grande piano di Dio. Questa forza non può essere corrotta e non emana saggezza, bene, male, positività o negatività: essa salvaguarda soltanto la volontà del Logos, nonostante tutti gli influssi divergenti e contrastanti. Tutto ciò, considerato in modo corretto, è assolutamente meraviglioso! Il piano di Dio è custodito eternamente, non può essere violato e si compirà. Esiste, tuttavia, un grave pericolo! Infatti, Nemesi che corregge chi trasgredisce la legge, si presenta come vendicatrice, come destino. Questo è il nome con cui – nel nostro ordine dialettico – conosciamo meglio Nemesi: il destino, il cieco destino. Perciò Nemesi viene rappresentata come una dea dagli occhi bendati. Ora, forse, comprenderete cosa è accaduto nel remoto passato. Una parte dell’umanità abbandonò la saggezza dello Spirito, e iniziò a fare esperienze con la propria volontà. Immediatamente, comparve Nemesi per correggere: Dio non può abbandonare l’opera delle sue mani. Quando comparve la legge correttrice della natura, nel vasto universo divampò il fuoco empio. Alla trasgressione della legge si rispose con il fuoco del destino e, in questo vortice, l’uomo si separò dallo Spirito. In questo stato, egli diventò un uomo, un manas, un pensatore solo di nome. Mancandogli la saggezza, egli servì i diversi dei della natura. Ciascuna divinità planetaria, ogni forza planetaria della natura, si differenzia tuttavia dalle altre. Queste forze naturali possono adempiere solo al loro proprio compito creatore. Poiché le forze planetarie devono servire l’umanità, anche i rapporti di forza planetari vengono di continuo turbati nel loro equilibrio se l’umanità è degenerata, perciò vengono corretti dal destino, da Nemesi. I mondi si consumano nel fuoco; l’empietà richiama nuova empietà e le forze della contronatura. Così, l’uomo vive nell’atmosfera del male dell’ignoranza: l’ignoranza dello stato originale umano. Ogni microcosmo possiede ancora, nel suo essere aurale, un conto non saldato col destino, con Nemesi: un conto che deve essere saldato fino all’ultimo centesimo. Quando l’uomo salda questo conto sul cammino del suo destino, attraverso la natura della morte, produce di solito un nuovo debito. L’uomo conosce molto bene Karma-Nemesi! Come può l’uomo sfuggire a questo ciclo vizioso dei dannati? Nemesi non lo aiuta, non lo ha mai fatto e non può farlo. Essa corregge soltanto, si vendica, ma senza odio. C’è, tuttavia, un cammino di liberazione. La Scuola Spirituale coglie ogni occasione per parlarvi di questo argomento, ma non predica, perché non ha nessuna intenzione di dirvi parole edificanti o elargirvi alcun dogma. Essa vi pone in modo incessante di fronte al fatto che, se volete sfuggire al vostro destino, dovete percorrere realmente il cammino della liberazione. Cominciate quindi a strappare l’abito del male dell’ignoranza, annientate il vostro tipo sanguigno, perché in esso si trova il nocciolo della questione. Il cammino universale della liberazione vi è nuovamente mostrato. Percorrete questo cammino! Strappate, innanzitutto, l’abito del rinnegamento quotidiano che indossate. Allora, farete pace con Nemesi, la dea della giustizia vendicatrice.
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Nel quarto libro del tesoro di Ermete, si legge che il vasto spazio del settimo dominio cosmico, chiamato giardino degli dei, prima dell’alba della manifestazione era un’oscurità infinita, cioè l’increato, il caos o – come viene definito dalla Bibbia – l’abisso.