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Krishnamurti chiede: «Il vostro spirito può smettere di pensare a ciò che è stato e a ciò che sarà anche se le aspettative future sono basate sul passato? Il vostro spirito può liberarsi dalle abitudini e non generare più abitudini? Se approfondite questo argomento, potrete rispondere affermativamente. Quando lo spirito rinnova se stesso, cessando di dar vita a nuove abitudini, rimane fresco, tenero e giovane; allora, diviene capace di una illimitata e profonda comprensione.
La morte non esiste per questo spirito, poiché non si verifica più un processo di acquisizione di conoscenze, causa di abitudini e di imitazioni. L’accumulo di conoscenze porta lo spirito incontro alla morte e alla corruzione. Invece, per lo spirito che non raccoglie, non accumula e muore quotidianamente – a ogni istante – la morte non esiste; esso diviene senza confini.
Lo spirito deve rinunciare a ciò che ha acquisito: a tutte le abitudini e a quanto si è affidato per sentirsi al sicuro; sfugge, così, alla rete dei propri pensieri.
Lo spirito è rigenerato dalla rinuncia, continuamente rinnovata, al passato; in questo modo, non si corrompe e non scatena le correnti delle tenebre.»
La rara qualità di un uomo come Krishnamurti, che attinse direttamente alla fonte dello spirito, è quella che Karl von Eckartshausen formulò per l’essere di Luce: “Egli parla e compie ogni cosa nel nome o per mezzo delle proprietà del Fuoco, della Luce e dello Spirito, portando così tutto all’Amen, alla realizzazione.”
La comprensione profonda, secondo Krishnamurti, è un fattore essenziale per la liberazione dello spirito. La liberazione dello spirito attraverso una totale trasformazione e una rivoluzione interiore sono i concetti portanti del suo pensiero.
Liberazione significa, prima di tutto, avere un’idea corretta del concetto di libertà, che egli descrive come uno stato mentale libero dalla paura e dalla coercizione, privo di ogni impulso teso alla ricerca di sicurezza. Uno dei maggiori ostacoli è la nostra tendenza a voler essere qualcuno che conti, che abbia uno status: “È strano vedere come gli individui ambiscano in gran numero alla lode o all’apprezzamento, a essere riconosciuti come grande poeti, o come filosofi, o come chi possiede una certa qualità che conferisce prestigio all’ego. Ciò può offrire grande soddisfazione, ma è di scarsa importanza, anzi... non ne ha. L’essere apprezzati nutre la nostra vanità e, a volte, il nostro portafoglio; però, se ci si isola, la separazione porta con sé crescenti problemi. Quel che importa è l’essere indifferenti al successo e alla sconfitta”. Non sembrano le parole di uno Spinoza del XX secolo?
“Se entri nel mondo della politica, se acquisisci una posizione sociale elevata o un ruolo di potere, o – nel cosiddetto mondo spirituale – cerchi di essere una persona giusta, altruista e pia […], quando – in definitiva – vuoi essere qualcuno, non sei più libero. Chi vede l’assurdità di tutto ciò, chi è puro di cuore e non è mosso dal desiderio di essere qualcuno, è libero. Quando comprenderai la semplicità di questa affermazione, ne vedrai anche la particolare bellezza e profondità.”
Krishnamurti chiama questo stato quiete dello spirito. “Solo possedendo uno spirito quieto potrete realmente percepire qualcosa, perché lo spirito diviene sensibile a una bellezza speciale”.
Krishnamurti evidenzia la distanza rispetto al dirompente progresso tecnologico: “Il potere del pensiero applicato alla tecnologia ha portato a importantissime scoperte. Però, pur utilizzando lo stesso potere del pensiero per combattere i problemi psicologici nati dall’avidità, dall’odio e dalla paura, la psiche non evolve. L’avidità e la paura non possono essere trasformati nei loro contrari […] L’avidità può solo crescere e acquisire forza, ma non si trasformerà mai in altruismo”.
Secondo Krishnamurti, occorre conservare uno spirito libero e non assoggettato alle tradizioni e al passato. La massima libertà è una condizione necessaria, ma nel momento in cui crediamo di essere liberi, non lo siamo. Dobbiamo possedere uno spirito puro, uno spirito libero e indipendente. Però, non è possibile avere questa purezza e questa lucidità di spirito quando si vive preoccupati per qualsiasi ragione.
La paura blocca lo spirito. Possediamo, invece, uno spirito chiaro e penetrante quando affrontiamo tutte le nostre caratteristiche, quando diveniamo profondamente coscienti delle nostre motivazioni interiori e vi prestiamo attenzione, senza opporre alcuna resistenza. Solo allora potremo parlare di uno spirito sottile e quieto. Uno spirito sottile lavora con lentezza e non senza esitazione, non trae conclusioni, non giudica, né formula enunciati. Al contrario, deve essere in grado di mantenersi in uno stato di attesa e di ascolto che non si esprimerà nel futuro, ma sarà presente fin dall’inizio. A questo riguardo, Krishnamurti afferma: “Probabilmente ne siete in possesso; dategli la possibilità di svilupparsi”.
Come è stato detto in precedenza, la liberazione dello spirito inizia da una comprensione profonda. Secondo Krishnamurti, l’aspetto più importante della comprensione è l’essere coscienti di non sapere nulla. Un’idea classica, che possiamo ritrovare in Socrate e in Cristiano Rosacroce, è: “La somma di tutta la sapienza è che non sappiamo nulla”.
Krishnamurti esprime questo concetto in altro modo: “Quando diciamo non so, lo spirito è immobile e completamente quieto, il silenzio è prolungato”.
La più importante metafora dell’attività dello spirito, per Krishnamurti, è rappresentata dal fiume e, in particolare, dal suo scorrere.
“In un modo o nell’altro, l’acqua sembra purificarvi e portar via la polvere della memoria di ciò che è stato. Il fiume dona allo spirito la qualità della propria purezza, della pura natura dell’acqua […] Il fiume riceve tutto pur rimanendo se stesso, senza preoccuparsi o essere consapevole del puro e dell’impuro. Per poter restare nel flusso della sua corrente, nella vostra vita dovete imparare a muovervi con passo leggero, come un ospite nella vostra stessa casa o nel vostro corpo. Lo stato di ospite implica non sentire legami e affrontare il proprio cammino sulla terra con passo sciolto. Potete far uso dei vostri sensi senza spreco di energie e, allo stesso tempo, lasciare loro libera espressione. L’eternità è questo scorrere senza tempo”.
Chi ha incontrato Krishnamurti, come per esempio la sua biografa Pupul Jayakar, ha paragonato la sua presenza a quella di un fiume: “Un fiume silenzioso scorre attraverso di lui. Il suo spirito non si irrigidisce mai ed è aperto a ogni tipo di osservazione”.
Eppure, questo stesso fiume fa appello a una rivoluzione interiore quando Krishnamurti afferma: “Deve trattarsi di una rivoluzione totale, non solo nelle cose più importanti, ma anche in quelle più piccole della vita quotidiana. Vi siete ribellati: non cedete ora, ma perseverate. Mantenete vivo il fuoco interiore”.
Per Krishnamurti, la trasformazione è un processo radicale: “Lo spirito religioso è il vero spirito rivoluzionario, la sua essenza è esplosiva e creativa; esso rappresenta uno stato di creatività”. Egli lo paragona alla fiammeggiante cometa di Giordano Bruno, il quale disse: «Divenite eternità», ma anche all’esortazione di Nietzsche: «Fate la guerra in voi stessi», evidentemente non su un piano politico o materiale. Inoltre, Krishnamurti afferma che «La politica è fortemente distruttiva. Quando qualcuno dice di lavorare per la pace o per le riforme, è sempre l’ego a prevalere. I politici non possono avere uno spirito puro, invece il mondo ha bisogno di spiriti puri e limpidi. Non servono spiriti con una disposizione di stampo induista o musulmano.» Queste parole furono pronunciate davanti a un uditorio indiano, ma altrove affermò la stessa cosa a proposito dei politici cristiani.
La coscienza di essere condizionati e il forte bisogno interiore di liberarsi rivestono un ruolo cruciale nel pensiero di Krishnamurti. Egli si pronuncia molto chiaramente a questo riguardo ed esprime la relazione con la mente scientifica ordinaria nei termini seguenti: “La mente scientifica – con la sua logica, con la sua precisione e con la sua ricerca – studia il mondo esteriore della natura. Però, ciò non porta a una comprensione interiore: è la comprensione dell’interiore che conduce a quella dell’esteriore. Noi siamo il risultato di influenze esterne. Lo spirito scientifico è chiaro e meticoloso nelle sue ricerche. Tuttavia, è privo di compassione poiché non ha conosciuto se stesso.
Lo spirito religioso è capace di un pensiero meticoloso, ma non in termini di positivo e negativo, poiché contiene quello scientifico. Lo spirito scientifico, al contrario, non comprende quello religioso, in quanto si basa sul tempo e sul sapere; inoltre, affonda le proprie radici nel successo e nei risultati”.
Krishnamurti sa come unire la vita, l’amore, la rivoluzione e l’eternità in un senso positivo, senza fare concessioni all’essenza stessa dello spirito: “La vita è estremamente ricca di tesori, ma noi l’avviciniamo con cuore vuoto, non sapendo come colmare i nostri cuori della sua abbondanza. Siamo interiormente poveri, e rifiutiamo la ricchezza quando ci viene offerta. L’amore è pericoloso in quanto capace di provocare l’unica rivoluzione che ci rende completamente felici. Pochi tra noi sono in grado di affrontare l’amore, e ancora meno sono quelli che lo desiderano. Amiamo, ma alle nostre condizioni, e trasformiamo il nostro amore in merce. Siamo in possesso di una mentalità commerciale, ma l’amore non può essere oggetto di scambio. Non si tratta di qualcosa da dare o da ricevere, ma di uno stato d’essere in cui tutti i problemi umani trovano una soluzione. Andiamo alla fonte ad attingere acqua con un ditale e, allora, la vita diventa arida, avvizzita e meschina […] Non ne sono sicuro, ma credo sia possibile bruciare d’amore. In esso vi è una fiamma inestinguibile. Potete averne talmente tanto da volerlo offrire a tutti, succede proprio così. È come un fiume dall’impetuosa corrente che lava e purifica ogni città e ogni villaggio dove arriva; si contamina con gli scarichi umani, ma l’acqua elimina ogni impurità proseguendo nel suo rapido corso. Non vi è nulla che possa corrompere l’amore, in quanto tutto si dissolve in esso: il buono e il cattivo, il brutto e il bello. È l’unica cosa eterna e inesauribile”.
Krishnamurti incarnò, nella propria vita, il modello di filosofo dello spirito e attraversò grandi processi di trasformazione. Egli fu l’esempio di un uomo aperto all’influenza di nuove energie, in un tempo di grandi cambiamenti.
Quando, una volta, la sua biografa Pupul Jayakar gli domandò chi fosse, Krishnamurti rispose: «Chi sono ha poca importanza. Ciò che veramente conta è cosa si pensa, cosa si fa e se si è in grado di trasformare se stessi.» In quel momento, si rese conto che Krishnamurti non aveva mai detto una parola sul proprio conto, né mai fatto cenno alle sue esperienze personali. Questo comportamento faceva di lui uno straniero, nonostante si pensasse di conoscerlo bene. Dice Pupul Jayakar: «Lo percepivi anche durante un suo gesto amichevole. Nel corso di una normale conversazione, sorgeva un improvviso distacco, e il silenzio che da lui emanava lo rendeva una coscienza priva di centro. Eppure, in sua presenza, percepivi la benedizione di un illimitato coinvolgimento.»
Le caratteristiche di quell’essere umano spirituale – che Krishnamurti, quale vero uomo acquariano e pioniere della Nuova Era rappresentò in Europa, in Asia e in America – sono l’amicizia e l’eternità che trascendono lo spazio e il tempo, il rifiuto delle ambizioni mondane, del successo e dell’onore, la condizione di straniero nel mondo ma – soprattutto – la ferma decisione di restare nella corrente eterna e inesauribile dell’amore.
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