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| Il mistero delle Beatitudini | 21.10.2008 |
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"E Gesù, vedendo la folla, salì sulla montagna e, sedutosi, gli si avvicinarono i suoi discepoli”.Così comincia il Sermone sulla Montagna…La montagna è un magnifico simbolo del cammino che conduce dalle tenebre alla Luce. I suoi piedi sono sulla terra e la cima si eleva fino al cielo. Ed è perfettamente chiaro che questa montagna, cima sacra da cui è proclamato il verbo della redenzione, è innanzi tutto l’immagine del quintuplice corpo vivente di uno sviluppo gnostico. Gesù il Signore è il sublime, il perfetto, il fratello liberato…che parla ai suoi discepoli…. Il Sermone sulla Montagna infatti è rivolto particolarmente a coloro che intraprendono realmente il cammino….Vi troviamo l’abbozzo di un comportamento che deve necessariamente condurre alla meta finale. Inoltre, questo importante discorso inizia con una meravigliosa consolazione di beatitudine. Nove voltevi si proclama: “Beati sono…”. Non “saranno beati”, ma “sono”! Ora, la beatitudine è lo stato di felicità perfetto, è essere veramente libero… Far parte del corpo vivente della Scuola…implica che la liberazione è già un fatto. La caratteristica della vita gnostica si rivela immediatamente: non apporta la felicità suprema, non suggerisce l’idea di una felicità futura, ma è felicità, è “beatitudine”! Lo gnostico – la storia lo prova – è sempre stato e sempre sarà un uomo felice, qualunque sia la vita che la dialettica gli riservi. La sua certezza non gli è suggerita; nessuno psicoanalista gli dice: “Sii felice”, ma possiede la certezza che viene dall’esperienza; questa esperienza gli fa dire: “Sono sul cammino e, avanzando, la luce mi viene incontro, spiega le sue ali su di me, mi illumina col suo chiarore, mi invade e non mi abbandona né giorno né notte. La rosa fiorisce ed esala il suo soave profumo! Percorro il cammino delle rose, sul quale la luce mi attira, mi conduce e mi guida!”. Chi vive una tale esperienza, potrebbe forse non essere felice? La marcia attraverso le vicissitudini del tempo non gli può nuocere veramente. Ebbene, tutti, tutti noi possiamo sperimentarlo consciamente, esserlo veramente e rimanerlo, da questo stesso istante. E’ necessario per questo desiderare la Luce con una vera aspirazione interiore. E’ necessario desiderarla intensamente con tutto l’ardore dell’essere. Tuttavia, quest’aspirazione non è né pensata né voluta; non ha niente di sentimentale. E’ un desiderio impellente che scaturisce dal sangue ed è così intenso che gli organi e le attività dell’intelligenza devono sottomettersi e collaborare alla sua realizzazione. E la prima beatitudine diventa realtà: “Beati coloro che aspirano allo Spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli!”.
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"E Gesù, vedendo la folla, salì sulla montagna e, sedutosi, gli si avvicinarono i suoi discepoli”.